Italia, Milano 2023
Progetto: Luciano Giorgi

Foto: Andrea Ferrari

L’ampliamento di una casa rimescola le gerarchie spaziali, crea nuove prospettive, nascono nuove abitudini.
Il pavimento in marmo cipollino dell’androne riappare nel nuovo ingresso che è avvolto nella juta a parete e a soffitto dove pannelli metallici di ottone e acciaio riflettono la luce proveniente dal living. I suoni vengono trattenuti dal tessuto.
Nonostante la quiete tonale e acustica però questo primo spazio è in continua trasformazione, una serie di grandi e piccole segrete svelano armadi rivestiti internamente in metallo, questa volta acciaio, che nascondono collezioni di oggetti così come intere stanze come la camera degli ospiti pensata come una cabina di un treno con la stazione Centrale visibile oltre la finestra.
Qui la parete sopra all’ottomana di Mario Chiattone del ‘30 è una collezione d’arte dedicata a Milano, quella ricamata da Stefano Arienti, quella scolpita di Arturo Martini fino a Lucio Fontana e Marcello Maloberti con la sola intrusione di Sol Lewitt, tutte le opere sono appese a cavetti montati su binario.
Il display è un leitmotiv della casa che cambia in base allo spazio creando una serie di variazioni sul tema. Di fronte alle opere su cavo l’opera Fare Paw Study di Alessandro Di Pietro del 2023 è una scultura in bronzo, che poggia su una base in marmo, posta su un podio in nobilitato (facente parte dell’opera) posizionata di fronte ad un pannello in acciaio inox sovrapposto alla boiserie in juta custom.
Dallo spazio raccolto che è la guest room, passando accanto ai grandi pannelli copricalorifero con fori ovali dedica a Dadamaino, si accede al bagno interamente rivestito in piastrelle verdi Mutina, shock cromatico amplificato dal grande specchio ad arco in cui è ritagliato lo spazio per il lavello nero di Gio Ponti. Sopra di esso un oblò punta l’esterno.

Oltrepassato l’ingresso, con la collezione di porcellana bianca Meissen Deco’ “congelata” dentro ad un display foderato in acciaio, si entra nel nuovo living.
L’abbattimento di quella che era una parete divisoria tra due appartamenti restituisce uno spazio completamente nuovo.
L’ambiente sui beige è composto di legni di diverse essenze e tessuti chiari che col design rigorosamente italiano si combina all’arte a parete, ora non più concentrata sulla città ma astratta/materica, di grande formato, come il senza titolo quadrato di Beni Bischof del 2010 e il Diamond Dust tondo di James Lee Byars del 1978.
Questo spazio è il luogo della contemplazione, non solo dell’arte a parete, ma della città, che si scorge oltre al davanzale basso delle grandi finestre, scostando le tende di lino, seduti sulle poltrone e sui divani Pianura di Mario Bellini (Cassina 1971) che compongono il salotto.
Oltre le grandi finestre la stazione centrale di Ulisse Stacchini domina il primo piano del panorama, in secondo piano si scorgono le Regie Poste sempre dello stesso Stacchini, più in lontananza il Grattacielo Pirelli di Gio Ponti e Pier Luigi Nervi ed i 31 piani della Torre Galfa di Melchiorre Bega. Sotto casa l’ingresso al memoriale della shoa con la grande scritta neon di Marcello Maloberti .

Alle spalle del salotto, la parte di casa preesistente comincia a interferire con la nuova. Il contrasto è voluto. La presenza del blu inchiostro della boiserie scanalata del disimpegno tocca i toni pacati del nuovo living creando un cortocircuito non solo cromatico ma anche emotivo, quello spazio ora è la soglia tra l’appartamento del prima e quello del dopo.